Storia

Da oltre quattro secoli una comunità di Padri vive a Pontremoli nel complesso sorto ai margini del borgo storico al quale si giunge dopo una breve salita, accolti dalla chiesa, al cui fianco s’erge il convento, delimitati entrambi da un muro di recinzione a racchiudere un ampio spazio a prato e bosco. Secondo il racconto di un cronista, i Cappuccini si insediarono a Pontremoli, a partire da quando negli anni Settanta del Cinquecento due frati di passaggio, trattenuti dal cattivo tempo, per la loro fervente predicazione ed il buon esempio che avevano dato, vennero invitati dalla Comunità a fondarvi un convento. Dopo una prima sistemazione nella parte meridionale del borgo, da alcune famiglie venne offerto loro un terreno per la costruzione del convento posto nelle prime balze della collina e la Comunità cittadina aveva aperto una porta nelle mura, che allora chiudevano l’abitato, nei pressi della torre di Castelnuovo per consentire un più agevole accesso alla chiesa.

Le celebrazioni religiose iniziano nel giugno del 1650 e la chiesa viene consacrata nell’agosto del 1664, come ricorda una lapide tuttora murata nel coro. Alla dedica originaria a San Lorenzo si associa quella dell’Immacolata Concezione, una devozione cara all’ordine francescano e che, proprio anche per la presenza dei Cappuccini, si afferma ben presto anche a Pontremoli, come attesta il voto emesso il 28 aprile 1675, con il quale la Comunità si impegna a credere nell’Immacolata Concezione della Vergine ed a celebrarne pubblicamente il giorno della festa; in quella circostanza il magistrato dei sindaci si recava alla chiesa per assistervi alla messa cantata e lasciare l’elemosina.

Chiesa e convento mantengono in larga parte i caratteri originari, ispirati alla semplicità e alla povertà francescana in ossequio alle disposizioni dell’Ordine. Il convento ha ospitato una numerosa comunità costituita inizialmente da circa 25 frati, dediti al servizio del territorio la cui presenza è risultata determinante in particolare in occasione di eventi drammatici come l’epidemia di colera sviluppatasi nel 1855 a seguito della quale il convento, quale riconoscimento per l’assistenza svolta dai frati, venne insignito con la medaglia d’argento della duchessa di Parma. Un intenso legame si è creato tra i padri e la comunità pontremolese, che ha ricambiato la disponibilità dei frati con generose offerte, come attestano le numerose lapidi murate nella parete esterna del coro in memoria dei benefattori, alcuni dei quali sepolti nella chiesa.

Tra i padri cappuccini che hanno vissuto tra queste mura si ricordano Bernardino Campi (m. 1716), il frate a cui si deve la più ampia cronaca di Pontremoli, mons. Angelo Fiorini da Sassalbo (1861-1929) che rivestì la carica episcopale della diocesi di Pontremoli e numerosi missionari a uno dei quali, p. Daniele Sargenti, è stato intitolato il piazzale antistante il convento.

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